Storia e Cultura

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ARMENIA  

L’Armenia chiamata anche HAYASTAN, è un paese montuoso con una superficie di 29.800 km2, che confina a nord con la Georgia, a est con l’Azerbaigian a ovest con la Turchia e a sud L’Iran. La capitale è Erevan, l’antica Erepuni fondata nel 782 A.C. che si trova a circa 1000 metri d’altitudine dominata dal Monte Ararat alto 5165 metri. La moneta è il Dram. La bandiera tricolore è formata dal Rosso – Blu e arancione. La Religione è Cristianesimo. Nel 1918 l’Armenia è proclamata Repubblica e nel 1920 viene sovietizzata. Nel settembre del 1991 dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’Armenia dichiara la propria indipendenza e diventa Repubblica d’Armenia.

 Un’Antica TerraStampa

Il Monte Ararat, che si erge al centro dell’Altopiano Armeno come la sua cima più alta, è tradizionalmente considerato il luogo dove si posò l’arca di Noè dopo il diluvio universale. Il nome Armenia fu dato alla regione dagli stati confinanti, per indicare la tribù più potente che dimorava in terra armena, ovvero gli Armeni. Il nome è originato tradizionalmente da Armenak o Aram, un discendente di Haik a sua volta discendente di Noè.

Nel periodo anticristiano si sono succeduti sul territorio dell’Armenia Storica varie occupazioni: sottomesso all’Impero Persiano poi inglobato nell’Impero di Alessandro Magno,l’Armenia faceva parte di uno stato ellenistico quando fu divisa in due per volere del sovrano Antioco III nel 215 a.C.:
– la parte occidentale del regno, che diventa l’Armenia Minore
– la parte orientale che prende il nome di Armenia Maggiore.

All’apice del suo splendore, dal 95 al 66 a.C., l’Armenia maggiore si estese dal Caucaso all’attuale Turchia orientale, fino alla Siria e al Libano, dando vita al secondo impero Armeno sotto la guida di Tigrane II il Grande, che fondò anche una nuova capitale, Tigranocerta,

Nel 66 a.C., le legioni romane di Pompeo invadono l’Armenia maggiore e Tigrane è costretto ad arrendersi accettando di far diventare il suo regno un protettorato romano. In questo periodo l’Armenia subisce l’influenza della cultura e della religione romana e successivamente diventa oggetto di contesa tra Roma e l’Impero dei Parti. I Parti costrinsero alla sottomissione l’Armenia dal 37 al 47 d.C quando i Romani ripresero il controllo del regno. Sotto l’impero di Nerone, i Romani conducono una campagna (55–63) contro i Parti che avevano invaso l’Armenia, alleata dei Romani.

Dopo aver conquistato la regione nel 60 ed averla persa nuovamente nel 62, Roma invia la Legio XV Apollinaris che nel 63 entra nel territorio dei Parti sconfiggendoli. Nel 114 l’imperatore Traiano sottomise l’Armenia che diventa definitivamente una provincia romana. Nel 384 il regno venne diviso tra Romani ed i Persiani con un trattato stipulato fra l’imperatore romano Teodosio e l’imperatore sasanide Sapore III. L’Armenia occidentale divenne provincia dell’Impero Romano d’Oriente con il nome di Armenia Minore, mentre la parte orientale rimase un regno sotto i Persiani fino al 428.

Il primo stato Cristiano

La tradizione fa risalire il primo annuncio del Vangelo in Armenia, primo regno nella storia ad aver accolto ufficialmente il cristianesimo, agli apostoli Taddeo e Bartolomeo ma la conversione della corte armena è dovuta all’apostolato. Questa scelta e la posizione geografica di frontiera  dell’Armenia sono state cause di molte persecuzioni e guerre.

Nel 301, S. Gregorio l’Illuminatore battezzò il re Tiridate III e la sua corte  e da allora il cristianesimo fu proclamato religione ufficiale del regno. l’Armenia divenne la prima nazione ad adottare il Cristianesimo come religione di stato. Essa istituì una propria Chiesa che sussiste attualmente come indipendente dalla Chiesa Cattolica Romana e da quella Ortodossa, Chiesa Apostolica Armena. Nel 405 il monaco predicatore (Vartabet) Mesrob Mašdotz (361-440) inventò un alfabeto proprio alla lingua armena parlata composto da 36 lettere, capace soprattutto di tradurre la Bibbia “Regina delle traduzioni”. L’invenzione dell’alfabeto armeno divenne un fattore unificante per la nazione scissa e segnò l’inizio di un periodo d’oro nella letteratura e nella vita spirituale della Chiesa.

La conversione al Cristianesimo condusse inevitabilmente ad implicazioni di carattere politico e suscitò timori nella vicina Persia la quale si adoperò in una campagna bellica contro l’Armenia al fine di cancellare il credo cristiano. Nel 484 la nazione Armena riuscì ad ottenere una clamorosa vittoria che restituì la libertà di culto religioso all’interno del paese.

Le differenti Dinastie

Dal ‘600 in poi la Nazione Armena subì una serie di invasioni e domini da parte di differenti dinastie. Nel VII secolo l’Armenia fu invasa dagli Arabi. Nel IX secolo fu soggetta all’autorità politica della potente dinastia dei Bagratidi sotto la quale l’Armenia visse quello che è considerato il periodo più fecondo e ricco della sua storia. Difatti, avvenne la ripresa del commercio internazionale che contribuì in maniera decisiva all’espansione e alla fioritura delle arti e delle lettere.

Il crollo del Regno Bagratide avvenne repentinamente con la venuta dei Turchi provenienti dall’Asia centrale. Tale invasione costrinse gli armeni a spostarsi verso Sud, in direzione delle montagne del Tauro e in seguito verso il mar mediterraneo, ove nel 1080 fondarono, sotto la guida di Ruben ( principe armeno della dinastia rubenidi) il Regno Armeno di Cilicia. Il mondo feudale vigente nella vicina Europa occidentale influenzò l’Armenia cilicia che divenne un paese di baroni, cavalieri e contadini dove in parallelo alla lingua armena si usava anche il latino ed il francese.

L’epoca cilicia è considerata l’età aurea della storia armena: essa si contraddistinse per lo sfarzo dei suoi usi e costumi, per la preziosità delle sue decorazioni, per il fiorente commercio internazionale con l’Asia occidentale e con l’Europa. Il regno armeno di cilicia prosperò fino al 1375 quando passò nella mani dei Mamelucchi d’Egitto.

Contemporaneamente il Regno dell’Armenia Orientale subisce massicce invasioni da parte dei Mongoli che ebbero come conseguenza, nei secoli XVI e  XVII, la scissione dell’Armenia tra l’Impero Ottomano e la Persia. Sotto i Re persiani la comunità armena venne protetta ed ebbe vita tranquilla. I persiani governarono nell’area orientale dell’Armenia fino al 1828, quando quest’ultima fu annessa alla Russia. Tuttavia, a seguito di costanti invasioni ottomanne, in quel periodo la maggior parte dell’Armenia storica era sotto il dominio dell’Impero Ottomano.

Impero Ottomano

Per tutto il XIX secolo, gli armeni che vivevano sotto il dominio ottomano, essendo cristiani in un mondo mussulmano, subirono pesanti discriminazioni come il pagamento di imposte salatissime, mancanza di diritti civili ed improvvisi pogrom. La fine del XIX secolo fu contrassegnata da una politica sempre più intollerante e repressiva da parte dell’Impero Ottomano ormai in fase di decadenza.

Nel 1890 nell’Impero ottomano si contavano circa 2 milioni di armeni, in maggioranza cristiani-ortodossi monofisiti (non avevano partecipato al Concilio di Calcedonia e non avevano aderito alla professione di fede che riconosce anche la piena umanità di Gesù insieme alla sua piena divinità, e dunque considerano Gesù come entità unicamente divina). Gli Armeni erano sostenuti dalla Russia nella loro lotta per l’indipendenza, poiché la Russia aspirava ad indebolire l’Impero ottomano per annetterne dei territori ed eventualmente appropriarsi di Costantinopoli. Per reprimere il movimento autonomista armeno, il Governo ottomano incoraggiò fra i curdi, con i quali condivideva il territorio nell’Armenia storica, sentimenti di odio anti-armeno. L’oppressione che dovettero subire dai curdi e l’aumento delle tasse imposto dal governo turco esasperò gli Armeni fino alla rivolta, alla quale l’esercito ottomano, affiancato da milizie irregolari curde, rispose assassinando migliaia di Armeni e bruciandone i villaggi (1894). Due anni dopo, probabilmente per ottenere visibilità internazionale, alcuni rivoluzionari Armeni occuparono la banca ottomana a Istanbul. La reazione fu un pogrom anti-armeno da parte di turchi ottomani in cui persero la vita 50.000 Armeni.

Nel periodo precedente la prima guerra mondiale nell’impero ottomano si era affermato il governo dei «Giovani Turchi». Loro temevano che gli armeni potessero allearsi coi russi, di cui erano nemici. Nella primavera del 1909 ebbe luogo un massacro di almeno 30.000 persone ad Adana, nella Regione della Cilicia.
Nel 1915 lo scoppio della Prima Guerra Mondiale , offrì l’occasione al governo dei giovani turchi di condurre a rapida soluzione e senza alcuna interferenza straniera, quello che era stato definito “il problema armeno”. Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli. L’operazione proseguì l’indomani e nei giorni seguenti. In un solo mese, più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati lungo la strada.
Arresti e deportazioni furono compiute in massima parte dai «Giovani Turchi». Queste marce della morte furono organizzate con la supervisione di ufficiali dell’esercito tedesco in collegamento con l’esercito turco, secondo le alleanze che erano in vigore tra Germania e Impero Ottomano e si possono considerare come “prova generale” ante litteram delle più note marce ai danni dei deportati ebrei durante la seconda guerra mondiale. Nelle marce della morte morirono per fame, malattia, torture e sfinimento quasi 1.500.000 armeni.

Malgrado le controversie storico-politiche, la “scientifica” programmazione delle esecuzioni di massa degli armeni ad opera dei turchi, porta a qualificare questo accadimento come il primo Genocidio moderno.

La Prima Repubblica ed il Regime Sovietico

Successivamente alla sconfitta dei turchi nella Prima Guerra Mondiale e alla disgregazione dell’impero Russo, gli armeni ebbero la possibilità di dichiarare la loro indipendenza. Il 28 maggio del 1918 fu costituita la Repubblica Indipendente dell’Armenia che dovette però, far fronte a difficoltà immani : la guerra, il blocco, i rifugiati. A causa delle pressioni esercitate dai turchi e dai bolsheviki, la Repubblica crollò nel 1920, ed il 29 novembre del 1920 venne invasa dall’Armata Rossa e dichiarata Repubblica Sovietica. Nel 1936 divenne una delle repubbliche costituenti l’Unione Sovietica sotto il cui regime, per tutta la metà del XX secolo l’Armenia riuscì a riavere un periodo economicamente e culturalmente fiorente.

Tuttavia non mancarono anche sotto il Regime sovietico discriminazioni e soprusi nei confronti della comunità armena. Nel 1921 per esempio, la regione Nagorno Karabakh popolata in prevalenza da armeni era stata consegnata all’Arzeibagian in seguito ad una decisione illegale del partito comunista russo secondo un direttiva di Stalin.Nel 1988 nacque un movimento di sostegno per la lotta costituzionale degli armeni di questa regione affinché potessero esercitare il loro diritto all’auto-determinazione.

L’Indipendenza

Purtroppo nello stesso 1988 l’Armenia venne colpita da un grave terremoto che causò migliaia di morti. Le forniture di aiuti provenienti sia dall’Unione sovietica che dall’Occidente furono bloccati dal governo Azero che, insieme a forze speciali del KGB, eseguiva una pulizia etnica nei confronti degli armeni della regione.

I cambiamenti politici verificatisi in tutta l’Unione Sovietica nel 1989 inevitabilmente ebbero ripercussioni anche in Armenia. Nel 1990, il Movimento Nazionale Armeno vinse le elezioni con la maggioranza dei voti e formò il Governo. Il 23 agosto 1990 il consiglio Supremo dell’Armenia adottò la Dichiarazione di Indipendenza. Il 21 settembre 1991, in un referendum nazionale il popolo armeno in maggioranza ha votato a favore dell’Indipendenza, e nacque la Repubblica Indipendente dell’Armenia.

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